Il ricordo del 2020

Il tempo ci sta davanti, ci viene incontro, non ci prende alle spalle trascinandoci avanti come la corrente di un fiume; ci guarda in faccia, cerca il nostro sguardo e provoca le nostre scelte. Il tempo ci viene continuamente donato, è un dono continuo, dato a mani piene, senza sosta e senza misura. Noi uomini misuriamo il tempo con orologi, calendari, dividendolo in secoli, in epoche e in ere. Ma da dove viene il tempo, di misure non ce n’è: non si è soliti scandire prima e dopo perché l’istante del dono è Amore, possibilità di vita resa concreta: “Ti voglio, va’, esisti, vivi!”.

Tempo e vita: doni che possiamo solo semplicemente ricevere, e che accendono in noi la gratitudine; o -invece- doni che possiamo odiare e rifiutare perché resi intollerabili dal dolore e dalla sofferenza che abbiamo patito: “Tempo e vita! che sfacciataggine da donare a chi non ha conosciuto l’unica gioia che li apre alla fecondità e al gusto, l’Amore!”.

Così il nostro 2020 è ben di più di “un anno”, è un racconto, un tratto di cammino, un mare di ricordi, di incontri, di persone, di sfide, di riuscite e di sconfitte; di tentativi, di desideri profondi e di disillusioni. Il 2020 sono io, siamo ognuno di noi, siamo noi assieme. Il 2020 è anche il suo Donatore, che donandocelo si rivela, si mostra in controluce, riafferma il suo: “Ti voglio, va’, esisti, vivi!”. Donatore e Sorgente del tempo, Amante della vita.

Il nostro 2020, che passerà alla storia degli uomini, come tutti gli altri anni che abbiamo pazientemente contati è stato messo nel nostro cuore, nella nostra consapevolezza e nelle nostre mani. Il 2020 l’abbiamo vissuto noi, come abbiamo potuto, sia che ci siamo impegnati a coltivarlo, sia che l’abbiamo guardato dall’alto verso il basso schifandolo e gettando la spugna. Gli eventi della storia vanno oltre gli orizzonti del nostro percorso personale -sempre, è sempre stato così e sempre sarà così- scelte politiche, grandi eventi, guerre, pandemia… Non possiamo gestire direttamente questi eventi ma possiamo scegliere con quale consapevolezza viverli, che senso dare loro, come gustarli (o rifiutarli) cosa farne, cosa scegliere, da che parte stare, come inoculare il nostro infinitesimo RNA di amore in questo organismo così più grande di noi e di cui siamo parte.

Il dono del tempo, allora, il dono di ogni anno che c’è stato, che c’è e ci sarà è la strada del nostro possibile, il materiale di cui si impasta il nostro pensare, amare e agire, il nostro essere liberi (mai assolutamente, sempre in una situazione).

Un altro anno che ci ri-corda che viviamo di un grande unico dono che non ci diamo da soli (che tristezza illuderci di esserci fatti da sé! Costretti e schiacciati dal dover fare, dal dover produrre, privi di ogni gratuità ricevuta…) e che siamo invitati ad accogliere; che siamo stati invitati a custodire e a coltivare, a far germogliare e a rendere migliore.

Sponsored Post Learn from the experts: Create a successful blog with our brand new courseThe WordPress.com Blog

WordPress.com is excited to announce our newest offering: a course just for beginning bloggers where you’ll learn everything you need to know about blogging from the most trusted experts in the industry. We have helped millions of blogs get up and running, we know what works, and we want you to to know everything we know. This course provides all the fundamental skills and inspiration you need to get your blog started, an interactive community forum, and content updated annually.

La missione di essere umani

#quaresima20-7

Qualcuno di noi in questi giorni di sosta, di tempi dilatati, tra un video scanzonato e una foto un po’ irriverente del politico di turno (qui in Campania ci si sbizzarrisce alla grande!), desidera impegnare parte del suo tempo per pensare e “coltivarsi” un po’. Se avete questo desiderio e un po’ di tempo “tranquillo” potreste ascoltare o riascoltare l’intervento tenuto dalla senatrice italiana Liliana Segre al Parlamento europeo il gennaio scorso, qualche giorno dopo il Giorno della Memoria. Se siete genitori e avete dei figli “accondiscendenti” potreste ascoltarlo insieme a loro, perché no; e se sono piccoli commentare i fatti storici di cui si parla.

In una ventina di minuti veniamo messi in contatto con con una parte profonda della nostra persona, con una missione che, in fondo in fondo, sentiamo ci è stata affidata a prescindere dalla diversità della nostra esperienza da quella della signora Segre. Ascoltiamoci il discorso e poi riflettiamo assieme.

Intervento della senatrice Liliana Segre al Parlamento europeo, 30 gennaio 2020.

Liliana Segre non parla solo di storia, di terribili esperienze personali, di politica, di ideologie disumane: già questo potrebbe essere oggetto di riflessione e di presa di consapevolezza importanti, ma quello che apprezzo di più nelle sue parole è che parlano a ciò che di profondamente umano c’è dentro ognuno di noi. Non si piange addosso, non recrimina, non accusa, non distribuisce colpe -chiaramente non è questo il fine del suo discroso- ma racconta il proprio cammino di donna che ha saputo rileggere, con estrema fatica e profondo dolore, una vita schiacciata, deprivata e umiliata dalla violenza e da un’ideologia consapevole e disumana. Liliana è una donna che si è rialzata dal fango in cui altri l’hanno costretta e si è trasformata in farfalla.

Le sue parole ci fanno bene perché sono parole di una donna matura –maturata– direi ancora meglio, perché la forma verbale, diversamente dal sostantivo, parla di movimento, di un cammino, in questo caso lungo, aspro e in salita. Una donna che si è assunta l’onere di farsi carico della propria vita, di non lasciarla andare alla deriva, a caso, quasi come se non fosse la propria vita. Anche se le prevaricazioni e le umiliazioni profonde e prolungate alle quali fu sottoposta gliene avrebbero dato adito. Mi dà l’idea di una donna riconciliata: così, risuonano in me le parole, la presenza e la dignità della Senatrice Segre. E non intendo minimizzare la fatica che ha fatto e ancora sta facendo e che lei stessa dichiara nel discorso.

Non c’è assoluta paragonabilità tra i fatti che visse la Senatrice (e come lei milioni di persone) e i fatti che stiamo vivendo noi a causa dell’epidemia. Eppure l’umanità così solida della signora Segre ci parlano, eccome! Ci incoraggiano, ci scuotono, ci infondono speranza, ci irrobustiscono. Noi possiamo scegliere come vivere la sofferenza, l’ansia e l’angoscia di questi giorni, come lei ha scelto cosa fare della propria vita umiliata.

Questa è la missione più alta dell’umanità, ciò che rende il nostro essere uomini e donne. Sconfiggere il virus è qualcosa che ha un valore incalcolabile, eppure sconfeggere il virus è solo una parte della missione che come uomini siamo chiamati a portare a termine: farci carico di ciò che la realtà ci propone e la vita ci offre.

Penso che, e qui mi distacco dalle parole della signora Segre e ne do un’interpretazione più personale, farsi carico di un’esperienza così dolorosa e tremenda sia possibile lasciando uno spazio dentro di noi, uno spazio di vuoto e di silenzio, uno spazio-cova o incubatrice, dove i vissuti possano affiorare e maturare cioè umanizzarsi, diventare parte della vita. Per i credenti questo spazio si chiama preghiera, cioè rientrare nel tempio della propria coscienza alla presenza del Signore, per chi non crede può chiamarsi, forse, meditazione, riflessione o semplicemente interiorità. Per tutti, comunque, è un luogo imprescindibile: questa consapevolezza è uno dei doni che ci sta facendo questa quaresima-quarantena!

La benedizione di Dio su di noi

#quaresima20-6

Dio è felice della sua creazione. Così ce lo dipinge il libro biblico della Genesi ai capitoli 1 e 2. Il particolare il primo capitolo è costellato da un ritornello che ritorna: “Dio vide che era cosa buona” che ritorna 4 volte vv.12.18.21.25). La quinta volta il ritornello sottolinea l’arrivo dell’uomo e della donna e cambia significativamente: “Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona” (v.31).

La creazione è buona, è bella e lo spirito, l’intenzione della Rivelazione biblica ci rivela che il desiderio di Dio Padre creatore è che noi abitiamo la creazione con cuore fiducioso, assaporandone e respirandone la bellezza. Noi uomini sappiamo che non è sempre così. L’esperienza che facciamo ci dice che l’ambiente in cui viviamo a volte ci è ostile è tutt’altro che idilliaco ed è lontano dall’essere un “paradiso terrestre”. Considerando questi pensieri, noi che viviamo in una parte “forte” e sviluppata del mondo dobbiamo considerare anche le parti più “deboli” e fragili e siamo chiamati a farlo sempre di più globalizzando la nostra attenzione e sensibilità.

L’esperienza, dall’altra parte, ci insegna anche che donne e uomini sono sempre più minacciosi nei confronti della creazione, soprattuto nella parte “forte” e sviluppata del mondo: la sfruttiamo, la devastiamo, ne succhiamo le risorse e non la godiamo. Anche la cosa o la persona più bella del mondo cessa di essere bella qualora noi smettiamo di goderne e ne diventiamo possessori e dominatori.

La Sacra Scrittura ci riporta al desiderio del Creatore proprio perché la realtà sembra continuamente smentirlo, Essa traccia la via del ritorno, ribadisce un sottofondo musicale tenue e leggero ma continuo e magnifico.

Oggi pertanto propongo a chi lo vorrà di ricevere la benedizione di Dio creatore, come ci è stata tramandata nella Bibbia nel libro dei Numeri. Fu ripresa da Francesco e da Chiara di Assisi che solevano benedire così i propri confratelli e consorelle. nonché le persone che incontravano.

Il Signore parlò a Mosè e disse: “Parla ad Aronne e ai suoi figli dicendo:

“Così benedirete gli Israeliti: direte loro:
Ti benedica il Signore
e ti custodisca.
Il Signore faccia risplendere per te il suo volto
e ti faccia grazia.
Il Signore rivolga a te il suo volto
e ti conceda pace”.

Così porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò”.

Innamorato di Te: creatività nella relazione con Gesù

#quaresima20-5

Ti avverto: il succo del post che hai appena cominciato a leggere lo trovi alla fine. Si tratta di alcuni consigli su come rimanere in contatto con il Signore in questi giorni di mancanza dell’Eucarestia. Se vuoi salta ciò che segue e va all’elenco puntato. Se hai tempo -e ce l’hai (ih, ih, ih)- leggiti tutto!

Per chi è credente e frequenta abitualmente la celebrazione dell’Eucarestia (della Messa) domenicale ieri è stata una domenica strana: senza comunità riunita in ringraziamento e preghiera, senza celebrazione, senza Comunione sacramentale con il Signore, senza… festa. A qualcuno tutto ciò manca veramente e profondamente, lo apprendo da ciò che alcuni mi scrivono e mi condividono al telefono; da ciò che leggo sui blog in giro su internet.

E’ vero manca l’Eucarestia.

Amici e amiche non credenti (o credenti ma non praticanti) non siate frettolosi nel liquidare questa presunta mancanza come fondamentalismo cattolico. La comunità riunita, la celebrazione comunitaria, la Comunione, (vedi: l’Ostia consacrata,) sono veramente la presenza reale e viva del Signore. E’ naturale, ed è -anzi- cosa bella che per qualcuno che ha un abituale rapporto con il Signore l’Eucarestia non celebrata e non mangiata manchi.

Possiamo sostituirla con qualcos’altro? A mio parere no. Alcune realtà che stanno ai fondamenti, come capita con alcune persone che sono entrate nella nostra vita, non sono sostituibili, se ci vengono tolte mancano a basta! Non ci aiuta dire e pensare che tutto è intercambiabile, che tutto è uguale e indifferente, che si possa fare a meno di tutto, che non ci sia una gradualità o una scala nel valore e nell’importanza delle cose. Non aiuta in tutti i campi della vita, nelle relazioni, nelle cose, nel pensare: la capacità di dare un nome alle cose è ciò che fa nascere intelligenza, razionalità e libertà e, direi anche,la soddisfazione della vita (al contrario della tristezza e della depressioni striscianti nelle quali viviamo immersi).

Detto questo, aggiungo anche e subito che l’Eucarestia non è l’unico modo che un credente ha di stare in contatto con il proprio Dio. L’Eucarestia è “fonte e culmine di tutta la vita cristiana”, riconosce la tutta tradizione della chiesa ribadita al Concilio Vaticano II (Lumen Gentium 11). E’ fonte e culmine della vita cristiana ma non è tutta la vita cristiana, mi sembra chiaro! Allora sostituiamo l’Eucarestia con altri modi di pregare? No, ripeto, rimane insostituibile. Non sostituiamo ma continuiamo a dire il nostro amore al Signore con i mezzi che abbiamo, continuando a desiderare l’Eucarestia con tutto noi stessi e chiedendo con forza che ci venga restituita.

Proprio nel desiderio di vivere ed esprimere il nostro rapporto col Signore cercandolo con creatività e passione come quando eravamo innamorati di “una lei” o di “un lui” (dipende se tu che leggi sei uomo o donna) e ci inventavamo ogni modo pur di incontrarla/o, di farle/fargli una sorpresa o di dirle/gli “ti amo”, ritroviamo e riscopriamo altri “ponti” che ci portano a Lui usando immaginazione e creatività.

Mi permetto di suggerire, tanto per cominciare, dei semplici punti di partenza anch’essi da sempre presenti nella tradizione viva della chiesa. Tanto di tempo ce n’abbiamo, no?

  1. Leggi ogni giorno un brano del Vangelo e fermati una decina di minuti a meditarlo. Potrebbe essere una ottima idea leggere il Vangelo del giorno (si trova anche su tantissimi siti internet con grande facilità).
  2. Prega una decina di “Ave Maria” del Rosario. Se non l’hai mai fatto comincia con una decina, se sei già pro del Rosario lanciati di più! Prega per chi vuoi, ma una richiestina di una mano per uscire da questa epidemia per tutti io la chiederei alla Mamma.
  3. Mettiti in contatto con una persona che non senti da tempo. Fallo come vuoi, i mezzi ci sono, basta un messaggio. Questo aiuta te e lei (o lui) a sentirci meno soli.
  4. Fai ogni giorno qualcosa che ti piace e che ti fa sentire bene anche se sei chiuso/a in casa. Non necessariamente cose di fede o di chiesa, cose belle che fanno parte della tua vita, delle tue passioni; non so disegnare, suonare il sassofono, cucinare le lumache, leggere quel romanzo… Fallo ringraziando il Signore della vita, delle cose belle anche piccole cha hai.
  5. Pensa alle persone con cui non ti senti in armonia e chiedi qualcosa (di buono!) per loro. Questa lo so è difficile, ma nessuno ha detto che dovesse essere facile! Gesù non ha mai detto che la vita è facile, anzi!

Ecco qua! La frittata è fatta. Speriamo almeno che sia venuta buona e che ci aiuti a trovare un po’ di conforto e di pace del cuore in questa lunga e solitaria attesa.

La quaresima civile o laica che dir si voglia…

#quaresima20-4

La Quaresima per i cristiani è un tempo dell’anno liturgico che dura circa 40 giorni. Va dal mercoledì delle ceneri fino al giovedì santo, alla sera del quale inizia il Triduo Pasquale con la Messa nella Cena del Signore.

L’immagine che accompagna la Quaresima è quella del deserto. Il deserto dove Gesù visse su di sè le tentazioni; il deserto attraverso il quale transitò tra mille infedeltà all’alleanza con il Dio fedele il popolo di Israele; il deserto in cui quel Dio fedele attira la sua amata (il popolo infedele, l’umanità intera): “Perciò, ecco, io la sedurrò, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore” (Osea 2,16). E’ Dio che parla! Nel deserto si ascolta meglio, nel deserto affiorano i mostri, i dèmoni che ci abitano perché la vita è messa in pericolo, viene tesa, compressa, assottigliata. Il deserto ti inchioda a quello che sei, a chi sei veramente senza possibilità di scappare da te stesso/a. Quindi il deserto fa paura.

In questi giorni di quarantena (se così si può chiamare) forzata risuonano i messaggi dei nostri governanti. Entrano nei nostri “deserti” domestici attraverso i canali della tecnologia. Mi hanno colpito le più volte reiterate richieste a “cambiare le nostre abitudini di vita“. Lo ha fatto il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca: https://youtu.be/-AGqpbSirtE, lo ha fatto più volte il Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte: https://youtu.be/9_UPvJOs1mE.

Un forte e accorato appello alla responsabilità civile: “siamo di fronte ad un problema serio […] che richiede un cambiamento radicale delle nostre abitudini di vita”. Questo laico “cambiare le abitudini di vita” i cristiani lo chiamano conversione. Certo sono due cose diverse: la conversione religiosamente intesa ha un forte risvolto legato alla fede, alla spiritualità e alla morale e tocca per sua natura anche gli aspetti civili coinvolti, non si verifica -ovviamente- il contrario, cioè che il cambiamento auspicato a livello civile abbia connotati direttamente riguardanti fede e spiritualità, perquanto ne abbia a livello morale (di comportamento e di valori che stanno dietro i nostri comportamenti).

Per noi cristiani questa Quaresima è veramente particolare. Scegliamo, molto a malincuore, di privarci dell’Eucarestia e delle nostre riunioni di tutti i tipi, del nostro incontrarci, e priviamo anche lo Stato intero (anche i cittadini di altre religioni e non credenti) del bene che deriva dal nostro crescere, esprimerci e realizzarci come gruppo sociale. Lo facciamo per un motivo, uno scopo, un valore a cui diamo estrema importanza: quello di un bene comune maggiore. Questo non lo dobbiamo mai dimenticare per non cedere alla desolazione, alla delusione, al pessimismo.

Il nostro deserto Quaresimale e la nostra conversione la condividiamo con i “laici” e con i fedeli di altre religioni nostri concittadini. E’ tempo di digiuno (inteso in varie forme: digiuno di libertà di movimento, di incontro, di svago, di preghiera comune, ecc.) per tutti!

E’ anche tempo di conversione per tutti. La situazione creata dal virus parla chiaro e non mi riferisco al fatto di identificare il coronavirus con il castigo divino. C’è qualcosa -e ormai lo sappiamo da decenni- nel nostro stile di vita occidentale che non funziona, che ci si ritorce contro, che ci disgrega proprio nell’intimo del nostro essere persone umane. A questo qualcosa abbiamo dato tanti nomi, ma il fatto di averlo nominato ci ha permesso di tenerlo lontano, di ritenercene immuni e invece non funziona così: non ne siamo immuni. E non lo saremo mai.